"Ricchi… da morire – Delitti in famiglia" è un'opera cinematografica che cattura il pubblico, trasformandolo in involontario complice di una serie di azioni estreme, riuscendo persino a strappare un sorriso. Il nuovo thriller diretto da John Patton Ford, la cui uscita nelle sale italiane è prevista per il 17 giugno, si presenta come una black comedy dal tono irresistibile. Una scena chiave, mostrata in anteprima esclusiva, rivela il primo incontro, dopo anni, tra i due personaggi principali, Becket e Julia. È proprio Julia, con una battuta incisiva, a suggerire a Becket l'unica via per impossessarsi del patrimonio familiare: eliminare tutti. Sebbene l'idea possa sembrare brutale, la sua messa in scena, con Glen Powell e Margaret Qualley che si confrontano in un duello dialettico simile a una partita a scacchi, segna l'inizio di tutti gli eventi narrati.
I dettagli di “Ricchi… da morire – Delitti in famiglia” con Glen Powell e Margaret Qualley
La narrazione prende il via con Becket Redfellow (interpretato da Glen Powell) in prigione, in attesa della sua esecuzione. Un sacerdote è presente per raccogliere eventuali confessioni dell'ultimo momento, mentre il tempo scorre inesorabilmente. Il film si sviluppa attraverso un lungo flashback che svela come si sia giunti a tale epilogo. Becket è il discendente illegittimo dei Redfellow, una delle più antiche e influenti famiglie americane, proprietari di una sontuosa villa in stile Tudor nel North Shore di Long Island, un'abitazione che evoca l'immagine di una Grande Gatsby, imponente e radicata nel paesaggio, quasi gotica nella sua immobilità. Alla morte della madre, le sue ultime parole rappresentano un'esortazione chiara al figlio: «Non arrenderti finché non avrai ciò che ti spetta». Becket, prendendo seriamente questa promessa, decide di agire.
Il produttore Pete Czernin chiarisce che la pellicola non è un giallo tradizionale, poiché l'identità del colpevole è nota fin dall'inizio. Si tratta piuttosto di una suspense incentrata sul destino di Becket e sulla sua capacità di eludere la giustizia. Due figure femminili orbitano nella vita di Becket: Julia (Margaret Qualley), una donna affascinante e spietata, sua conoscente fin dall'infanzia, e Ruth (Jessica Henwick), l'incontro giusto al momento più inopportuno, ovvero quando Becket è già immerso nei suoi piani omicidi. Tra un'eredità contesa, omicidi orchestrati con sorprendente eleganza e un intricato triangolo amoroso, "Ricchi… da morire" si sviluppa con la precisione di un orologeria e l'ironia tagliente di chi è consapevole che il pubblico, volente o nolente, parteggerà per il cattivo fino alla fine.
Glen Powell interpreta Becket, un antieroe che si destreggia tra senso di colpa, rischio e moralità con una sorprendente efficienza. Powell descrive il suo personaggio: «Non uccide mai per rabbia, ma per necessità. Riesce a compartimentalizzare persino la possibilità di essere scoperto. Le persone normali ucciderebbero e poi si guarderebbero alle spalle, ma Becket uccide e va avanti, come se nulla fosse accaduto. Tutto ciò che fa è spensierato, nel senso più meraviglioso del termine». Sottolinea inoltre: «Non è un film sulla vendetta, ma sull'ambizione. E la cosa più divertente è che non c'è alcun senso di colpa». Powell ha plasmato il personaggio anche attraverso il suo guardaroba, con la costumista Jo Katsaras che ha ideato 35 cambi d'abito per riflettere la sua evoluzione. Margaret Qualley è Julia, una vera femme fatale, descritta da Katsaras come «Chanel dalla testa ai piedi». Julia e Becket, noti fin dall'infanzia, si ritrovano da adulti con questioni irrisolte e ambizioni simili. Il regista spiega che Julia è cresciuta con la convinzione di meritare grandi cose e, non vedendole realizzate da adulta, è disposta a tutto per ottenerle. Qualley ha trovato nel ruolo un terreno fertile: «La sceneggiatura di John era geniale. E non c'è niente di meglio che maltrattare un attore maschio. Se lo meritano!». Jessica Henwick, già apprezzata in "Glass Onion", interpreta Ruth. «Tutti gli altri in questo film sono folli in modi diversi. Ruth è l'unica persona a non essere una psicopatica». Ruth entra nella vita di Becket per caso, complicando i suoi piani con l'emergere di un legame autentico. Ed Harris, Bill Camp e Topher Grace completano il cast dei Redfellow. Camp paragona il film a un «pantagruelico banchetto di eventi, situazioni e personaggi», ricco di umorismo ma anche straziante per il comportamento umano.
John Patton Ford ha dedicato oltre un decennio alla sceneggiatura di questo film. La sua struttura, paragonata da lui stesso a opere come "Cuore di tenebra" di Conrad e "Apocalypse Now" di Coppola, ha attratto un cast di nomi noti di Hollywood. Topher Grace osserva: «La verità su Hollywood, dove gli affari regnano, è che film come questo non vengono realizzati molto spesso. Ed è strano, perché quando poi vengono realizzati, sono il tipo di film che piace a tutti». Ford rivela che il fulcro della storia non è la violenza o la ricchezza, ma la capacità del cinema di generare empatia per personaggi che nella vita reale sarebbero intollerabili. «Quando il pubblico guarda il film, desidero solo che si senta completamente coinvolto, che venga travolto dalla storia e dal percorso di Becket», afferma. «E poi, solo a posteriori, vorrei che riflettesse su cosa questo rivela di loro, sul fatto che si sono resi disponibili ad arrivare fino a quel punto. Molti dei miei film preferiti sono quelli in cui finisci per entrare profondamente in empatia con qualcuno che nella vita reale non ti piacerebbe affatto. È uno degli aspetti magici del cinema». Powell aggiunge che il film «non solo prende un genere e lo stravolge completamente, ma mette insieme tutte le aspettative e ti offre qualcosa di meglio di quanto avresti mai potuto immaginare. È grandioso, epico, sexy ed esilarante. È come guardare un incidente d'auto al rallentatore, dalla migliore inquadratura possibile». Il consiglio di Henwick è di guardarlo con amici, per poi discuterne insieme. «Ma cosa ti porti a casa? Forse ti viene da chiederti: il mio ragazzo è uno psicopatico? Se è così, cercati qualcun altro. Perché da lì per te non c'è via d'uscita».